Una strada di crinale, il vento che arriva dai due versanti e una distesa di faggete intorno: il passo del Muraglione è molto più di una curva famosa tra Toscana e Romagna. Qui si incontrano paesaggio, storia e percorsi all’aria aperta, con informazioni utili per arrivare, scegliere l’itinerario giusto e visitare i luoghi più interessanti nei dintorni.
Il valico offre natura, panorami e itinerari per ogni tipo di viaggio
- 907 metri di altitudine sull’Appennino tosco-romagnolo.
- Collega la valle di San Godenzo con la valle del Montone attraverso la SS67 Tosco-Romagnola.
- Il paesaggio comprende faggete, prati d’altitudine e crinali battuti dal vento.
- Da San Benedetto in Alpe si raggiungono le cascate dell’Acquacheta, una delle escursioni più note della zona.
- È adatto a escursioni in auto, moto e bicicletta, ma richiede attenzione per curve, traffico e condizioni meteo variabili.
Dove si trova e cosa collega il valico
Il valico si trova nel comune toscano di San Godenzo, nella città metropolitana di Firenze, a quota 907 metri. La SS67 Tosco-Romagnola sale dal versante del Mugello e della valle di San Godenzo, supera il crinale appenninico e scende verso San Benedetto in Alpe e la valle del Montone, in Romagna.
Il confine regionale non passa esattamente sulla sommità. Si trova poco più avanti, scendendo verso l’Emilia-Romagna, ma dal punto di vista geografico il cambiamento è immediato. In pochi chilometri cambiano vegetazione, luce, morfologia della strada e carattere dei borghi.
Il nome attuale deriva dal grande muro in pietra costruito nel XIX secolo per proteggere viandanti e animali dal vento del crinale. La strada carrozzabile fu realizzata tra il 1832 e il 1836 durante il governo del granduca Leopoldo II, su progetto dell’ingegnere Alessandro Manetti. Prima di allora il passaggio era affidato soprattutto a mulattiere e percorsi di montagna.
La natura tra faggete, prati e crinali
La parte più interessante, almeno per chi ama camminare e osservare il paesaggio, non è soltanto il piazzale del passo. Intorno si estende un ambiente appenninico composto da boschi di faggio, arbusteti, prati magri e aree di crinale, con differenze molto evidenti tra il versante toscano e quello romagnolo.
L’area Muraglione-Acquacheta rientra nella rete Natura 2000 e comprende quasi 4.900 ettari di habitat tutelati. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi segnala la presenza di diversi ambienti, dalle foreste più fitte alle praterie d’altitudine. Per me è proprio questa varietà, più ancora del singolo panorama, a rendere piacevole la visita.
In primavera il sottobosco si riempie di fioriture, mentre in autunno i faggi trasformano i versanti in una tavolozza di gialli e rossi. D’estate il crinale può essere più fresco rispetto alle pianure, ma il vento resta spesso intenso. In inverno, invece, neve, ghiaccio e nebbia possono modificare rapidamente la percorribilità dei sentieri e della strada.
Non bisogna aspettarsi necessariamente avvistamenti di animali selvatici. La fauna è presente, ma il rumore dei veicoli e la frequentazione del passo rendono più probabile incontrare tracce, canti e rapaci in volo che grandi mammiferi. Muoversi senza uscire dai sentieri e senza fare rumore aumenta comunque le possibilità di osservare la natura con rispetto.

Come arrivare e quale itinerario scegliere
Il percorso più immediato parte da Dicomano e risale verso San Godenzo, seguendo la SS67 fino al passo. Dal lato romagnolo si scende invece verso San Benedetto in Alpe, Portico di Romagna e Rocca San Casciano. Il tracciato è semplice da seguire, ma la strada presenta numerosi tornanti e non va affrontata con fretta.
Per un giro panoramico in moto o in auto, il collegamento Dicomano-San Godenzo-Muraglione-San Benedetto in Alpe-Portico di Romagna è una scelta equilibrata. Visit Tuscany indica per questo itinerario una lunghezza di circa 40 chilometri, sufficiente per una giornata rilassata se si aggiungono soste e deviazioni.
| Tipo di visita | Perché sceglierla | A cosa fare attenzione |
|---|---|---|
| Auto | Permette di combinare il passo con borghi e ristoranti della Romagna Toscana. | Curve strette, ciclisti e motociclisti nei periodi più frequentati. |
| Moto | La SS67 offre tornanti e cambi di paesaggio molto apprezzati. | La strada non è una pista. Velocità moderata e rispetto degli altri utenti sono indispensabili. |
| Bicicletta | Consente di vivere davvero il dislivello e il passaggio tra i due versanti. | Servono allenamento, acqua e un controllo accurato dei freni. |
| Trekking | Permette di allontanarsi dal traffico e leggere meglio il paesaggio. | Occorre seguire la segnaletica e verificare il meteo prima della partenza. |
Chi vuole un itinerario più impegnativo può cercare gli anelli che includono i passi dei Tre Faggi e delle Centoforche. Alcuni percorsi superano i 100 chilometri e sono adatti soprattutto a ciclisti esperti o a chi viaggia in moto per un’intera giornata. Non li sceglierei per una visita improvvisata, perché richiedono più tempo, rifornimenti e una buona gestione delle salite.
Cosa vedere nei dintorni del Muraglione
San Godenzo e Castagno d’Andrea
Dal lato toscano, San Godenzo è il riferimento più naturale per una sosta prima della salita. Il paese offre un’atmosfera appenninica tranquilla e permette di entrare gradualmente nel paesaggio del parco. Castagno d’Andrea, più in quota, è invece una buona base per chi vuole prolungare la visita verso il Monte Falterona e i sentieri del crinale.
San Benedetto in Alpe e l’Acquacheta
Scendendo in Romagna si arriva a San Benedetto in Alpe, punto di partenza per l’escursione alle cascate dell’Acquacheta. Il percorso richiede in genere circa tre ore, variabili in base alle soste e al ritmo, e conduce a un ambiente più raccolto rispetto alla strada del passo.
La cascata è legata anche alla memoria di Dante, che la cita nell’Inferno. Il valore del luogo, però, non dipende soltanto dal riferimento letterario. Il torrente, i boschi e le rocce creano uno dei paesaggi più suggestivi dell’Appennino forlivese, soprattutto dopo le piogge primaverili.
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Portico di Romagna e la cucina del versante romagnolo
Portico di Romagna merita una deviazione breve ma non frettolosa. Il borgo conserva un impianto storico piacevole e offre l’occasione di assaggiare una cucina diversa da quella del Mugello, con paste fresche, funghi, carni e prodotti del bosco. Io considero questa parte gastronomica una componente reale dell’itinerario, non una semplice pausa tra una curva e l’altra.
Quando andare e come prepararsi
Il periodo più semplice per visitare il passo va da maggio a ottobre, quando le giornate sono più lunghe e i sentieri risultano generalmente più accessibili. La primavera regala acqua nei torrenti e fioriture, l’estate offre temperature gradevoli in quota, mentre l’autunno è il momento migliore per i colori dei faggi.
Prima di partire controllerei sempre le condizioni della SS67 e le previsioni locali. In caso di neve, ghiaccio, frane o lavori, la situazione può cambiare rapidamente. Anche in una giornata serena a valle, sul crinale possono esserci vento forte, nuvole basse e temperature sensibilmente più fresche.
- Portare scarpe con suola scolpita se si prevede di camminare.
- Avere con sé acqua e una giacca antivento anche in estate.
- Non affidarsi soltanto alla connessione telefonica per orientarsi.
- Rifornirsi prima delle strade più isolate, soprattutto in bicicletta.
- Rallentare nei tornanti e lasciare spazio a ciclisti e pedoni.
Un errore frequente consiste nel confondere una sosta panoramica con una vera escursione. Il punto del valico si visita in poco tempo, ma per apprezzare davvero il territorio servono almeno mezza giornata e una deviazione verso un sentiero, un borgo o una cascata.
Un itinerario da vivere lentamente tra due versanti
Il valore di questa strada sta nel passaggio graduale dalla Toscana alla Romagna. In una sola uscita si possono unire faggete, storia, tornanti, borghi e cucina locale, scegliendo un programma breve oppure un anello più impegnativo.
La mia scelta sarebbe partire da San Godenzo, salire senza fretta, fermarsi sul crinale e proseguire verso San Benedetto in Alpe. Così il valico non resta una semplice destinazione da fotografare, ma diventa una porta d’ingresso a uno dei paesaggi più autentici dell’Appennino tosco-romagnolo.
