Tra le colline umbre, una grande cupola di rame sembra emergere dalla terra come il guscio di una tartaruga. È il Carapace di Arnaldo Pomodoro, una cantina-scultura della Tenuta Castelbuono che unisce arte contemporanea, paesaggio e produzione del vino. In questa guida spiego dove si trova, perché la sua forma è così particolare, cosa si vede durante la visita e come inserirla in un itinerario tra Bevagna, Montefalco e il Sagrantino.
Un’opera contemporanea da vivere tra arte e vino
- Dove si trova: a Bevagna, in Umbria, nella Tenuta Castelbuono.
- Chi l’ha progettata: Arnaldo Pomodoro, con la collaborazione degli architetti Giorgio e Luca Pedrotti.
- Quando è stata realizzata: il progetto risale al 2005-2006, mentre i lavori si sono conclusi nel 2012.
- Che cosa rappresenta: una tartaruga, simbolo di stabilità, protezione e longevità.
- Che cosa offre: visite, degustazioni e un’esperienza immersiva nella cantina del Montefalco Sagrantino.

Che cos’è il Carapace e dove si trova
Il Carapace è la cantina della Tenuta Castelbuono, proprietà della famiglia Lunelli, nelle campagne di Bevagna, in provincia di Perugia. Non si trova quindi in Toscana, anche se può essere inserito facilmente in un itinerario dedicato ai grandi paesaggi e alle cantine d’autore del Centro Italia.
L’indirizzo è Vocabolo Castellaccio 9, Bevagna, in località Cantalupo. La struttura si trova tra Bevagna e Montefalco, nel territorio legato alla produzione del Montefalco Sagrantino DOCG. Il paesaggio circostante è parte integrante dell’esperienza, perché la cupola non è stata concepita come un edificio isolato, ma come una presenza che dialoga con vigneti e colline.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Comune | Bevagna, provincia di Perugia |
| Tenuta | Castelbuono, gruppo Tenute Lunelli |
| Funzione | Cantina, spazio di accoglienza, degustazione ed eventi |
| Materiali principali | Rame, vetro, legno lamellare e calcestruzzo armato |
La definizione più efficace, secondo me, è cantina-scultura. L’edificio non serve soltanto a custodire e affinare il vino, ma è stato pensato per essere attraversato, osservato e abitato. Proprio qui sta la sua originalità rispetto a una normale architettura produttiva.
La forma della tartaruga e il linguaggio di Pomodoro
La sagoma ricorda il carapace di una tartaruga, un’immagine scelta per evocare solidità e durata. Pomodoro si è ispirato alle colline umbre e al rapporto tra la terra coltivata e il cielo, cercando una forma capace di inserirsi nel paesaggio senza spezzarne l’armonia.
All’esterno si nota la grande cupola rivestita di rame. La superficie è attraversata da incisioni profonde che ricordano i solchi dei campi, una citazione diretta del terreno agricolo su cui l’opera poggia. Accanto alla cupola, una lunga freccia rossa sembra conficcarsi nel suolo e diventa il segno più riconoscibile dell’intero complesso.
Questa freccia non è un semplice elemento decorativo. Funziona come un accento visivo che guida lo sguardo e rende leggibile la struttura anche da lontano. A mio avviso, è proprio il contrasto tra il rame brunito della volta e il rosso acceso dell’elemento scultoreo a dare all’insieme una personalità così forte.
La struttura ha una pianta ellittica e poggia su 12 appoggi a terra. All’interno, il sistema di archi in legno lamellare rende visibile l’ossatura dell’edificio, quasi fosse lo scheletro di un animale primordiale. La copertura, invece di nascondere la struttura, la mette in scena.
Che cosa si vede entrando nella cantina-scultura
La sorpresa più grande arriva entrando. Dall’esterno la cupola appare compatta e silenziosa, mentre l’interno rivela una spazialità molto più articolata, fatta di travi, incisioni, luce filtrata e superfici materiche. Il visitatore non osserva una scultura da una distanza di sicurezza, ma cammina dentro l’opera.
Gli ambienti ospitano le attività legate alla vinificazione, all’affinamento e all’accoglienza. Una parte importante è la barricaia, dove il vino riposa in legno. La disposizione degli spazi segue una logica funzionale, ma mantiene sempre una forte componente scenografica.
Il percorso interno accompagna verso le zone più profonde della cantina. La scala elicoidale e gli arredi rossi rafforzano l’idea di scendere nel cuore della terra, là dove il vino acquista complessità con il tempo. Per me è questo il punto in cui l’architettura smette di essere soltanto spettacolare e diventa davvero coerente con la funzione della tenuta.
Il vino più legato al luogo è il Montefalco Sagrantino DOCG, prodotto con uve Sagrantino e affinato a lungo. La sua struttura, i tannini importanti e la capacità di evolvere negli anni trovano un corrispettivo naturale nella solidità della cupola e nelle sue forme profonde.
Come organizzare la visita
La visita conviene prenotarla in anticipo, soprattutto nei fine settimana, durante la vendemmia e nei periodi di maggiore affluenza turistica. Le formule disponibili possono cambiare in base alla stagione e agli eventi, quindi è prudente controllare orari, disponibilità e costi aggiornati prima della partenza.
In genere l’esperienza combina la scoperta della cantina con una degustazione dei vini della tenuta. Non la considererei una semplice sosta per assaggiare un calice: il valore sta nell’abbinamento tra racconto architettonico, paesaggio e produzione enologica.
- Calcola almeno un’ora e mezza per vivere la visita senza fretta.
- Indossa scarpe comode, perché il percorso comprende spazi interni e aree esterne.
- Chiedi se la degustazione include il Sagrantino e gli altri vini della Tenuta Castelbuono.
- Verifica in anticipo le condizioni per bambini, gruppi e persone con mobilità ridotta.
- Se vuoi organizzare un evento, considera che la struttura è utilizzata anche per cerimonie e appuntamenti aziendali.
Un errore frequente è arrivare senza prenotazione pensando di poter visitare liberamente ogni ambiente. La tenuta è prima di tutto una cantina in attività, non un museo con apertura continua. La disponibilità dipende quindi dal calendario produttivo, dalle degustazioni e dagli eventi già programmati.
Che cosa vedere nei dintorni
La visita acquista ancora più senso se inserita in un itinerario di una giornata. Da Bevagna si può cominciare dal centro storico, uno dei borghi umbri meglio conservati, per poi proseguire verso Montefalco, celebre per il Sagrantino e per il panorama sulle vallate coltivate.
Bevagna merita tempo per le sue piazze, le chiese romaniche e l’impianto medievale. Montefalco offre invece un legame più diretto con la cultura del vino, oltre a viste ampie che aiutano a capire il paesaggio nel quale la cantina è stata inserita.
| Tappa | Perché inserirla | Tempo consigliato |
|---|---|---|
| Tenuta Castelbuono | Arte contemporanea, cantina e degustazione | 1,5-2 ore |
| Bevagna | Borgo storico e architettura medievale | 2-3 ore |
| Montefalco | Panorama, vino e musei | 2-3 ore |
Se ami l’arte contemporanea, ti consiglio di non limitarti alla fotografia esterna. La cupola è fotogenica, certo, ma la sua forza si comprende soprattutto dall’interno, osservando come luce, materiali e struttura cambiano mentre ci si muove nello spazio.
Perché questa opera è importante nel panorama italiano
Il progetto è interessante perché supera la distinzione abituale tra edificio e scultura. Arnaldo Pomodoro, noto soprattutto per le sue opere monumentali e per le superfici segnate da fratture e incisioni, applica qui il proprio linguaggio a un’architettura destinata a una funzione concreta.
La realizzazione ha richiesto sei anni di lavoro, dal progetto iniziale fino alla conclusione nel 2012. La collaborazione con gli architetti Giorgio e Luca Pedrotti ha permesso di trasformare l’intuizione artistica in una struttura capace di accogliere persone, macchinari, vino e attività quotidiane.
Non tutte le cantine d’autore funzionano allo stesso modo. Alcune colpiscono per la monumentalità, altre per la perfetta integrazione nel paesaggio. Questa, secondo la mia esperienza, riesce soprattutto quando mette in relazione il gesto artistico con il carattere del Sagrantino, un vino intenso, lento e longevo.
Un incontro da ricordare tra rame, vigneti e Sagrantino
Il Carapace non è una deviazione puramente estetica, né una cantina tradizionale decorata con qualche elemento artistico. È un luogo in cui la forma dell’edificio racconta la terra, mentre il vino dà un significato pratico a ogni spazio.
Per visitarlo bene, suggerisco di arrivare con due curiosità diverse: quella di chi vuole capire un’opera di architettura contemporanea e quella di chi desidera conoscere il vino umbro. Solo tenendole insieme si coglie davvero il valore di questa cupola che protegge, custodisce e allo stesso tempo si lascia vivere.
