Una curva della strada, il Serchio sotto di sé e una sagoma in pietra che sembra quasi uscita da una leggenda: a Borgo a Mozzano il Ponte della Maddalena è uno dei monumenti più riconoscibili della Toscana. In queste righe racconto la sua storia, spiego perché è chiamato Ponte del Diavolo e raccolgo le informazioni pratiche per arrivare, attraversarlo e inserirlo in un itinerario nella Valle del Serchio.
Il ponte medievale che unisce storia, ingegneria e leggenda
- Dove si trova: a Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca, sul fiume Serchio.
- Come si presenta: oltre 90 metri di lunghezza, quattro arcate asimmetriche e una campata centrale alta più di 18 metri.
- Origini: la tradizione lo lega a Matilde di Canossa, mentre l’aspetto attuale è legato anche a interventi medievali successivi.
- Accesso: il ponte si osserva e si attraversa a piedi dall’esterno, senza un biglietto dedicato.
- Quando andare: mattina presto e tardo pomeriggio offrono luce migliore e meno affollamento.

Dove si trova e perché è così famoso
Il monumento si trova nella località di Borgo a Mozzano, nella provincia di Lucca, dove la strada entra nella media Valle del Serchio. Il nome ufficiale è Ponte della Maddalena, probabilmente collegato a un’antica edicola o oratorio dedicato alla santa e un tempo presente vicino alla riva sinistra.
Molti lo conoscono però come Ponte del Diavolo. Il soprannome nasce dalla forma insolita dell’opera, con una grande arcata centrale affiancata da archi minori di dimensioni molto diverse. È proprio questa asimmetria a renderlo immediatamente riconoscibile e a spiegare perché il ponte sia diventato uno dei soggetti più fotografati della Toscana.
Non è soltanto un punto panoramico. Per secoli ha collegato le due sponde del Serchio e ha favorito il passaggio di viandanti, mercanti e pellegrini diretti verso Lucca e gli itinerari medievali dell’area. La sua posizione racconta bene il ruolo strategico che Borgo a Mozzano ebbe nella viabilità storica della valle.
La storia tra Matilde di Canossa e le trasformazioni successive
Le origini precise del ponte non sono del tutto documentate. La tradizione attribuisce la costruzione alla contessa Matilde di Canossa, tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, ma gli studiosi invitano a distinguere il racconto popolare dalle certezze storiche.
Una fase importante della sua storia è legata a Castruccio Castracani, signore di Lucca all’inizio del Trecento, al quale viene attribuito un intervento di rifacimento o restauro. È probabilmente in questo periodo che il ponte assunse l’imponente configurazione medievale che ancora oggi colpisce chi lo guarda dal fiume.
La struttura ha dovuto affrontare anche eventi molto concreti, lontani dall’immaginario delle leggende. Nel 1836 una piena del Serchio provocò danni significativi, mentre nei primi anni del Novecento venne aperta un’ulteriore arcata per adattare l’area al passaggio della ferrovia. Durante la Seconda guerra mondiale il ponte fu minato dalle truppe tedesche in ritirata, ma non venne distrutto.
Questi episodi aiutano a leggerlo non come un’immagine immobile del Medioevo, ma come una struttura che è stata modificata, riparata e riutilizzata in base alle necessità di epoche diverse.
La forma a schiena d’asino è il vero capolavoro
La caratteristica più evidente è il profilo fortemente incurvato, definito “a schiena d’asino”. La carreggiata sale rapidamente verso l’arcata centrale e poi ridiscende, creando una sagoma quasi appuntita che appare ancora più spettacolare vista lateralmente.
| Elemento | Caratteristica | Perché conta |
|---|---|---|
| Lunghezza | Oltre 90 metri | Permette di percepire il ponte come parte integrante del paesaggio fluviale. |
| Arcata principale | Più di 18 metri di altezza | È il punto che crea il profilo slanciato e più fotografato. |
| Arcate | Una grande arcata e tre minori, non simmetriche | La disposizione irregolare distingue l’opera dai ponti medievali più convenzionali. |
| Materiale | Pietra e muratura | Restituisce l’aspetto austero e funzionale dell’ingegneria storica locale. |
La mia impressione è che il ponte renda meglio quando lo si osserva da lontano, non soltanto quando lo si percorre. Dal basso si capisce il rapporto tra la campata principale, il livello dell’acqua e la roccia; dalla strada, invece, si coglie la pendenza quasi teatrale del dorso.
Il paesaggio attuale non coincide perfettamente con quello medievale. La diga costruita nel secondo dopoguerra ha innalzato il livello dell’acqua nei pressi del ponte, modificando la percezione delle arcate inferiori. È un dettaglio discreto, ma importante per capire perché le fotografie storiche mostrino un contesto diverso.
La leggenda del Ponte del Diavolo
Secondo il racconto più diffuso, il capomastro incaricato della costruzione non riusciva a terminare il ponte nei tempi previsti. Disperato, avrebbe accettato l’aiuto del diavolo in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato.
Gli abitanti, però, avrebbero aggirato il patto facendo passare per primo un animale, spesso indicato come una capra. Il diavolo, ingannato, avrebbe reagito deformando le arcate e lasciando al ponte quell’aspetto irregolare che ancora oggi alimenta la fantasia dei visitatori.
Esistono diverse versioni della storia, con protagonisti e animali differenti. Non è necessario sceglierne una come definitiva. La leggenda è interessante perché trasforma una soluzione architettonica complessa in un racconto semplice, facile da ricordare e strettamente legato alla cultura popolare della valle.
Come organizzare la visita a Borgo a Mozzano
Arrivare in auto
In automobile il percorso più intuitivo parte da Lucca e segue la SS12 in direzione di Borgo a Mozzano. Nei pressi del monumento esiste un’area di sosta, ma nei fine settimana e nei mesi estivi i posti possono esaurirsi rapidamente. Conviene arrivare presto e non contare su un ampliamento del parcheggio, perché i progetti annunciati possono richiedere tempi lunghi.
Arrivare in treno
Borgo a Mozzano dispone di una stazione sulla linea Lucca-Aulla. È una soluzione interessante per chi vuole visitare anche il paese senza affrontare il traffico, ma bisogna controllare gli orari aggiornati: nel 2026 alcuni collegamenti possono essere sostituiti da autobus in determinati periodi o su specifiche tratte.
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Quanto tempo serve
Per vedere il ponte con calma bastano 30-45 minuti. Io consiglierei però di dedicare almeno mezza giornata all’area, includendo una passeggiata nel centro storico, la Chiesa di San Jacopo e, se aperti, gli spazi dedicati alla memoria della Linea Gotica.
L’attraversamento è gratuito e avviene all’aperto. La salita è accentuata e la pavimentazione storica non è perfettamente regolare, quindi chi ha difficoltà motorie dovrebbe considerare con attenzione il percorso e fermarsi nei punti panoramici più accessibili.
Il momento migliore per fotografie e passeggiate
La luce del mattino illumina bene il lato del ponte rivolto verso il paese, mentre nel tardo pomeriggio il profilo risalta maggiormente sul paesaggio della valle. Dopo la pioggia il Serchio può apparire più movimentato, ma è prudente mantenersi lontani dagli argini e non cercare punti di osservazione improvvisati.
Per una fotografia completa, consiglio di non fermarsi soltanto sull’accesso stradale. Cercate una visuale laterale, includendo l’acqua e la curva dell’arcata principale. Le immagini migliori, a mio parere, sono quelle che mostrano il ponte insieme al paesaggio, perché la sua forza non sta solo nella muratura ma nel modo in cui domina il fiume.
Il periodo estivo offre giornate lunghe, ma anche più visitatori. Primavera e autunno sono spesso più piacevoli per passeggiare e combinare la visita con i sapori della Valle del Serchio, tra castagne, farro della Garfagnana e cucina lucchese.
Un monumento da inserire in un itinerario più ampio
La visita non dovrebbe finire davanti all’arcata principale. Borgo a Mozzano conserva chiese, palazzi e tracce del suo passato medievale, mentre nei dintorni si possono incontrare percorsi della Via Matildica del Volto Santo, borghi fortificati e testimonianze della Linea Gotica.
- Centro storico: ideale per una passeggiata breve tra vie, edifici religiosi e botteghe locali.
- Chiesa di San Jacopo: conserva opere d’arte e testimonianze legate alla storia del territorio.
- Linea Gotica: una tappa adatta a chi vuole affiancare al monumento medievale la memoria del Novecento.
- Valle del Serchio: perfetta per proseguire verso Bagni di Lucca, Barga o la Garfagnana.
Il ponte funziona proprio perché mette insieme più livelli di lettura. È un’opera d’ingegneria medievale, un passaggio ancora utilizzato dai visitatori, un simbolo di Borgo a Mozzano e un racconto popolare diventato parte dell’identità locale.
Il modo più bello per ricordare la visita
Dedicate al monumento almeno due prospettive diverse, attraversandolo a piedi e osservandolo poi lateralmente dal fiume. Non fermatevi alla fotografia del “ponte del diavolo”: la parte più interessante è capire come storia, paesaggio e leggenda si siano sovrapposti nel corso dei secoli.
Con un arrivo mattutino, una passeggiata nel borgo e una breve sosta gastronomica, la visita diventa una tappa completa della Toscana meno affollata. È questo, per me, il suo pregio maggiore: non chiede molto tempo, ma lascia un’immagine difficile da confondere con qualsiasi altro ponte italiano.
